La tavola del matrimonio: mise en place, centrotavola e luce delle candele
Una bella tavola di matrimonio lascia vedere le persone e lascia spazio al piatto: centrotavola bassi, sotto i 30 centimetri circa, oppure così alti da passare sopra lo sguardo, e decori che non occupino più di un terzo del tavolo. La luce va su più altezze; all'aperto le candele stanno sempre dentro il vetro, oppure si usano LED a luce calda. Si accendono poco prima dell'arrivo degli ospiti, e qualcuno deve essere incaricato di farlo.

Una fiamma dentro un bicchiere
La luce color miele di una fiamma vista attraverso un bicchiere di vetro, riflessa nel cristallo dei calici accanto. Di sera, a tavola, è quella luce a fare quasi tutto: scalda i visi, fa brillare le posate, rende morbido il bianco della tovaglia. Una tavola di matrimonio, però, non è un quadro da guardare: è il posto dove gli invitati passeranno ore a mangiare, parlare, brindare. Prima ci si deve stare bene, poi deve essere bella.
La mise en place, senza paura
«Mise en place» è francese e vuol dire, semplicemente, la disposizione di piatti, posate e bicchieri su ogni coperto. Le regole sono poche e hanno tutte una ragione pratica:
- Forchette a sinistra, coltelli a destra con la lama verso il piatto; il cucchiaio, se serve, accanto ai coltelli.
- Le posate si usano dall'esterno verso l'interno, nell'ordine delle portate: chi si siede capisce da solo da quale cominciare.
- I bicchieri in alto a destra: l'acqua e i calici del vino, di solito non più di tre o quattro. Il calice delle bollicine può arrivare al momento del brindisi.
- Il piattino del pane in alto a sinistra, con il suo coltellino.
- Il tovagliolo sul piatto o a sinistra, mai dentro il bicchiere.
- Lo spazio: ogni coperto ha bisogno di respiro, di solito una sessantina di centimetri. Chiedete a chi allestisce come lo calcola, prima di decidere quanti posti mettere per tavolo.
Il centrotavola: basso o altissimo, mai a metà
La regola facile da ricordare è una sola: o basso, o altissimo; mai all'altezza degli occhi. Una composizione che resta sotto i trenta centimetri circa lascia vedere chi siede di fronte; una che sale su un sostegno sottile e apre i fiori sopra le teste lascia libera la vista sotto. Tutto quello che sta in mezzo diventa un muro, e la cena si passa a parlare con un'ortensia.
Poi c'è lo spazio. Tra piatti, bicchieri, pane, bottiglie e caraffe, la tavola si riempie in fretta: i decori non dovrebbero prendere più di un terzo del tavolo, il resto serve per mangiare. Sulle tavolate lunghe, invece di grandi composizioni isolate, funziona meglio un filo continuo di vasetti, rami e candele che corre lungo il centro, con un ritmo e non tutto uguale: un vasetto più pieno, due più piccoli, una candela, e daccapo.

Sì: rose bianche in vasetti di vetro, rametti d'ulivo distesi sulla tovaglia, candele a diverse altezze, come nella tavola qui sopra. Meglio di no: composizioni a cupola larghe come un cappello in mezzo a un tavolo rotondo, che costringono a sporgersi per vedere gli altri. E niente fiori dal profumo fortissimo, come i gigli: coprono quello dei piatti e del vino.
La luce su più altezze
Una tavola illuminata bene ha la luce a diversi livelli, come una stanza di casa: in basso, piccoli lumini nei bicchierini; a metà, candele affusolate nei candelieri o dentro cilindri di vetro; in alto, la luce che arriva da sopra, che sia un filo di lampadine tra gli alberi o, nella Corte Grande della masseria, le luminarie. Tutto alla stessa altezza, la tavola si appiattisce; alternando, prende profondità. Delle luminarie ho scritto nella guida alle luminarie pugliesi.
Anche il colore della luce conta. Se usate luci elettriche, sceglietele calde, quelle che sulla confezione indicano intorno ai 2.700 kelvin, vicine al colore di una fiamma: la luce fredda, bianco-azzurra, rende la pelle grigia e il cibo poco invitante.
Candele all'aperto: vento, tempi e una persona incaricata
In collina, lontano dal mare, le serate sono spesso ventilate: basta una brezza leggera per spegnere una fila di candele scoperte, o peggio per piegarne la fiamma verso un tovagliolo. Qualche accortezza:
- Candele sempre protette: dentro bicchieri, cilindri o lanterne di vetro più alti della fiamma. Dove il vento è forte, o vicino ai bambini, meglio le candele a LED a luce calda: di sera, da un metro, quasi non si distinguono.
- Fiamme lontane dal verde e dai tessuti: rami secchi, foglie d'ulivo, tovaglioli e drappi non devono toccare il vetro.
- Accese poco prima che arrivino gli ospiti, non un'ora prima: una candela accesa troppo presto arriva al dolce già consumata.
- Una persona incaricata: chi le accende, chi le controlla durante la cena, chi le spegne a fine serata. Va deciso prima, con un nome.
- Niente candele profumate a tavola: come i fiori troppo intensi, coprono il profumo del cibo e del vino.
Vedere prima, decidere meglio
Prima del giorno, chiedete a chi allestisce una foto di un coperto completo, con tovaglia, piatti, bicchieri, centrotavola e candele, se possibile con la luce della sera. Si vedono subito i bicchieri che non ci stanno e i fiori che coprono troppo. La tavola deve parlare la stessa lingua del resto: le parole del vostro concept, i colori della palette, la stessa carta di menu e segnaposto, di cui parlo nel pezzo sul coordinato grafico. Se volete vedere gli spazi della masseria prima di decidere come apparecchiare, chiedeteci una visita.
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